Giappone

La tradizione dice che fu un monaco buddista Della setta Tendai , Saicho, a introdurre la bevanda del tè in Giappone ad inizio del IX secolo della nostra era. Tre o quattro secoli dopo i monaci zen non mancavano di bere una grande ciotola di Matcha, tè verde in polvere ricchissimo di vitamine, prima di affronatare le lunghe ore di meditazione.
In Giappone il tè è nato e si è diffuso per accompagnare gli esercizi spirituali. Non è dunque sorprendente che i giardini del tè dell’arcipelago siano opere d’arte importanti e suggestive come i giardini di pietra, anche se non ne hanno la stessa dimensione simbolica.
Da lontano si crederebbero vaste distese liquide, di un verde carico, che accompagnano le curve delle colline scolpite da immobili onde. Sono la misura e l’impianto molto particolari degli arbusti a dare quell’aspetto. Le piante non sono, come in altri giardini, distanziate le une dalle altre, ma disposte l’una accanto all’altra come a formare lunghe fasce compatte di una trentina di metri. Tutte queste fasce sono parallele e della stessa altezza, circa un metro, perpendicolari al pendio.
Il Giappone vanta solo tè verde, l’O Cha. Nella regione del Fuji, nell’isola di Kyushu o nella regione che è la più grande produttrice dell’arcipelago, Shizuoka, si producono infinite varietà del tè più diffuso: il Sencha. Prodotto in moltissime qualità differenti dal meno costoso a quelli più pregiati. Per produrre anche d’inverno si utilizzano ventilatori ad aria calda per aiutare le piante a superare il gelo.
Il Sencha che abbiamo qui a Terza Luna si chiama Fukujyu e prende, come tutti, il nome dalla sua zona di produzione o dal giardino. Si tratta di un’ottima qualità di tè, ricco in sapore e anche in caffeina, il che lo fa diventare un buon sostituto del caffè. L’infusione di questo Sencha può essere ripetuta fino a 3-4 volte.
Spostandoci nella provincia di Kyoto, tra le campagne di Uji andiamo incontro a quello che alcuni considerano come il migliore dei tè verdi del mondo: il Gyokuro o “rugiada preziosa”. In nessun altro luogo al mondo, se non forse nei giardini sacri cinesi si coltiva il tè con altrettanta cura. Tre settimane prima della raccolta, da quando il primo germoglio è spuntato, tutta la piantagione è ricoperta di con stuoie di canne intrecciate o da pesanti teloni per filtrare il 90% della luce.
Le foglioline che si sviluppano nell’oscurità hanno una maggior quantità di clorofilla e ciò dà loro una colorazione verde brillante e un più basso contenuto di tannino che renderanno l’infuso meno amaro. Il Gyokuro è il più dolce dei tè verdi. Come il tè raro cinese, viene raccolto una sola volta, tra la fine di aprile e i primi di maggio, secondo il metodo imperiale che coglie solo la gemma terminale e, se la qualità lo permette, la prima foglia. Una volta ridotto in polvere dà il più raffinato dei Matcha che vengono destinati alla cerimonia del tè: Matcha Uji.

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