Eccoci con la seconda parte come avevo promesso sugli incensi.

Parliamo un pò più specificatamente degli incensi etiopi:

In Etiopia l’incenso è chiamato comunemente “ettan”, ma assume nomi comuni differenti. L’incenso e la mirra sa empre sono utilizzati sia a scopo religioso che curativo, o come elemento nei riti quotidiani. In Etiopia, ad esempio, in ogni cerimonia del caffè che si rispetti, un rito che gli etiopi celebrano diverse volte al giorno (bevendone ogni volta tre tazze), viene fatto annusare il dolce profumo dell’incenso; preferito in questo caso risulta essere l’aroma della lubanja, ideale per ricevere un’atmosfera lieta ed accogliente per l’ospite.

Nella medicina tradizionale etiopica, la resina della Boswellia e della Commyphora (Mirra) è utilizzata per diverse patologie, soprattutto come antisettico ed antibatterico, febbrifugo, espettorante e come cura per le linfonodopatie, e nelle regioni dei bassopiani, si mastica per alleviare la sete nei giorni più infuocati; la corteccia è masticata per lenire i disturbi allo stomaco. L’incenso è un ottimo rimedio naturale anche per allontanare insetti e zanzare.

Nel solo Tigray (regione a Nord confinante con l’Eritrea) i lavoratori stagionali impiegati annualmente nella raccolta dell’incenso sono 7000, tra i quali il 31% sono donne. Gli uomini sono tradizionalmente dediti all’incisione della pianta e alla raccolta; le donne invece si occupano della selezione e classificazione.

La raccolta dell’incenso risulta essere un lavoro molto importante per i contadini e i pastori dediti a questa attività, garantendo loro un reddito anche nel periodo della stagione secca, in cui è quasi impossibile praticare l’agricoltura. Inoltre la Boswellia e la Commiphora riescono a crescere anche in terreni aridi e rocciosi , con un suolo fertile di 20 cm appena di profondità, e le loro foglie costituiscono nella stagione secca una fondamentale fonte di nutrimento per capre , cammelli ed alrti erbivori ed un refrigerio con la propria ombra per piante uomini e animali.