Che cosa è un buon tè?

Per me un buon tè è ciò che io chiamo un Tè di Shibumi.

Shibumi è un termine giapponese entrato in uso durante il Periodo Edo (1603-1867). Letteralmente Shibumi significa “astringenza”, come la caratteristica del sapore di un frutto acerbo, o di un vino giovane che deve essere affinato in botte affinché le sue componenti tanniche si ammorbidiscano.

L’idea di Shibumi è associata alla bellezza non appariscente, quella che deriva appunto dall’essenzialità delle forme, dei colori, dei materiali. Shibumi è un sottile equilibrio che si ottiene mediante una ricerca della semplicità, intesa come ciò che è essenziale, senza eccessi di sorta, e pertanto assolutamente notevole.

Cito la definizione che lo scrittore Tervanian dà nel suo libro Shibumi, il ritorno delle gru:

Shibumi allude a una grande raffinatezza sotto apparenze comuni. È un’affermazione così precisa che non ha bisogno di essere ardita, così acuta che non dev’essere bella, così vera che non deve essere reale. Shibumi è comprensione più che conoscenza. Silenzio eloquente. Nel modo di comportarsi, è modestia senza pruderie. Nell’arte, dove lo spirito di shibumi prende la forma di sabi, è elegante semplicità, articolata brevità. Nella filosofia, dove shibumi emerge come wabi, è una serenità spirituale non passiva; l’essere senza angoscia del divenire.

Come si raggiunge questo shibumi signore?

Non lo si raggiunge, lo si… scopre.

Vuol dire che bisogna imparare un mucchio di cose per essere un uomo di shibumi?

Vuol dire, caso mai, che bisogna passare attraverso la sapienza e arrivare alla semplicità.

 

Foto Credit www.moroboshi.eu