Erbe Spontanee Commestibili: Riconoscerle, Raccoglierle e Cucinarle

Erbe Spontanee Commestibili: Riconoscerle, Raccoglierle e Cucinarle

Erbe Selvatiche Eduli: Proprietà, Come Riconoscerle e Raccoglierle

La raccolta di piante spontanee è una pratica che ha accompagnato l’uomo sin dalla preistoria, in particolare nei periodi di carestia. L’apertura nei confronti dell’alimentazione biologica ed ecosostenibile dei recenti anni ha portato un rinnovato interesse verso questa pratica detta anche foraging, accrescendo la consapevolezza riguardo le maggiori proprietà e benefici delle piante spontanee mangerecce rispetto a quelle provenienti da coltivazioni e l’importanza della stagionalità e del nutrirsi con alimenti la cui biodiversità non è stata intaccata da processi guidati di crescita. Ma quali sono le più diffuse erbe commestibili, e come e quando devono essere raccolte? In questo articolo parleremo delle buone norme di comportamento nella raccolta di erbe selvatiche e delle loro principali proprietà ed utilizzi.

Raccolta di Piante Spontanee Commestibili: Perché Farla?

L’Italia è uno dei paesi europei più ricchi di specie animali e vegetali: grazie alla varietà del territorio e al gradiente latitudinale, secondo il quale con il diminuire della latitudine aumenta la diversità, il nostro paese presenta circa la metà delle specie vegetali riconosciute in Europa, che crescono spontanee favorite dal clima e dalla fertilità del terreno.

Le piante selvatiche e spontanee, che da molti sono considerate infestanti, sono una grande risorsa dell’erboristeria e dell’alimentazione, costituendo in periodi storici diversi—in particolare durante le carestie— il fulcro della nutrizione e di molte ricette della tradizione. Tra le piante selvatiche commestibili ci sono erbe officinali dalle straordinarie proprietà, ed ingredienti gustosi per la nostra cucina: ne è dimostrazione il fatto che con l’avvento dell’agricoltura si è iniziato a coltivare molte di quelle erbe che un tempo nascevano solo spontaneamente.

Sebbene il periodo storico corrente non faccia della raccolta di erbe spontanee una necessità propedeutica alla sopravvivenza, la raccolta ed il consumo di piante edibili spontanee, le cosiddette “alimurgiche”, ci ricordano che le coltivazioni sono arrivate relativamente tardi nella storia dell’uomo, e che per molti anni l’alimentazione si è basata sulla raccolta di piante spontanee, sulle stagioni, che regolavano i cibi che potevano essere consumati e spingevano alla raccolta per la conservazione per periodi di minore abbondanza, e su quello che il territorio offriva.

L’accezione ‘alimurgiche’ deriva proprio dall’alimurgia, la scienza che classifica e riconosce le piante selvatiche edibili e ne testimonia l’importanza storica e salutistica. Questo termine deriva dal trattato di Giovanni Targioni-Tozzatti, De alimenti urgentia, risalente al ‘700, in cui si proponeva di ricorrere proprio alle erbe spontanee per far fronte alle carestie.

Negli ultimi anni, anche a fronte di un rinnovato interesse verso l’alimentazione ecosostenibile e biologica, la cultura delle piante, erbacce e specie arbustive e arboree spontanee e commestibili sta tornando al centro del discorso nutrizionale e sono sempre più le persone che si dedicano alla loro raccolta, o che cercano in erboristeria erbe alimurgiche per le loro importanti proprietà.

Le piante ed erbe spontanee hanno infatti molte più proprietà rispetto alle stesse specie coltivate: per questo Terza Luna inserisce nel suo shop erbe di raccolta spontanea, fornendo un prodotto fitoterapico nella sua forma più naturale. La pianta selvatica è infatti una pianta cresciuta spontaneamente nel luogo in cui la troviamo, poiché in quel luogo si sono verificate le condizioni ottimali per la sua crescita. Si tratterà dunque di una pianta più in salute, anche dal punto di vista botanico: le piante spontanee crescono dal seme, a differenza delle piante coltivate che spesso e volentieri crescono dalle talee. La talea è una riproduzione di una pianta a partire da un taglio di una stessa pianta progenitrice, processo assimilabile ad una “clonazione”. Le piante da talea crescono dunque esattamente identiche alle piante dalle quali provengono, a differenza delle piante che vengono create dal seme, che avranno il corredo genetico sia della pianta impollinatrice che della pianta che viene impollinata.

Le piante da talea sono dunque più deboli, hanno meno micronutrienti e sono più passibili di subire malattie, per questo necessitano di essere protette con antiparassitari e fertilizzanti, di cui invece le piante spontanee non hanno bisogno. Le piante di raccolta spontanea crescono in un ambiente naturale, circondate da una vegetazione varia da cui attingere: un po’ come nella permacoltura, in cui non troviamo il monocoltivo di una sola specie ma diverse piante di diverse specie, le piante spontanee si evolvono e perpetuano in un ecosistema fatto di relazioni e schemi naturali e sostenibili in cui trovano tutti i nutrienti necessari allo sviluppo delle loro proprietà.

erbe spontanee

Come Raccogliere e Riconoscere le Erbe Spontanee

La raccolta di erbe spontanee è una pratica che sta diventando sempre più diffusa, permettendo di riscoprire piante ed ingredienti caduti nel dimenticatoio, ai quali invece vengono attribuite importanti proprietà, e di contribuire alla conservazione dell’ambiente, in quanto è aumentato l’interesse nella protezione di queste specie, rientrate nella tradizione culinaria italiana sempre più legata alla cultura del biologico e naturale.

Se ci si vuole cimentare nella pratica, è tuttavia necessario conoscere le norme di buona raccolta, sapere dove è possibile e consigliato raccogliere le erbe e le piante selvatiche, e soprattutto imparare a riconoscerle con assoluta certezza, magari seguendo un corso di riconoscimento delle erbe spontanee, per avere la sicurezza di raccogliere piante commestibili.

Essendo la raccolta di piante spontanee tornata alla ribalta, sono moltissimi i raccoglitori esperti ma anche agriturismi ed aziende che offrono corsi per il riconoscimento delle piante spontanee. In alternativa è possibile utilizzare libri specifici per il riconoscimento delle piante che possono essere facilmente trovati anche in pdf, oppure app per il cellulare che consentono di scattare una fotografia ad una pianta che non si conosce, rivelandone la specie. È comunque importante non improvvisarsi raccoglitori, e raccogliere una pianta solo se si è assolutamente certi della sua specie. In alternativa è possibile raccoglierla e portarla a casa per consultare libri o guide sul riconoscimento delle piante, o farsi consigliare da un esperto.

Delle piante spontanee si possono raccogliere:

  • Fiori
  • Foglie
  • Frutti
  • Cortecce

È preferibile evitare di raccogliere le radici, perché altrimenti si va ad intaccare l’ecosistema e a pregiudicare la crescita di quella pianta in quella zona. Anche quando si raccolgono fusto e foglie, non bisognerebbe dunque estrarre tutta la pianta dalla radice ma tagliare alla sommità, in modo che la pianta possa ricrescere. In questo modo si offre anche un beneficio alla pianta, in quanto la si sta potando.

Elenco delle Erbe Spontanee Più Diffuse da Portare in Tavola

Alcune delle più note erbe spontanee commestibili da raccogliere ed usare in cucina sono:

  • Tarassaco
  • Malva
  • Amaranto
  • Betulla
  • Equiseto
  • Biancospino
  • Artemisia
  • Borragine
  • Assenzio
  • Fiordaliso
  • Portulaca
  • Elicriso

Nei prossimi paragrafi ne scopriremo insieme le proprietà, come riconoscerle e coltivarle, e come utilizzarle al meglio, in cucina ed in erboristeria.

erbe spontanee

Dove e Quando Raccogliere le Erbe Spontanee Commestibili?

Saper riconoscere le erbe spontanee è fondamentale per accertarsi di consumare un prodotto edibile e non dannoso o tossico per la salute, ma altresì importante è sapere dove effettuare la propria raccolta di piante selvatiche, il periodo di raccolta per ogni pianta, ed il modo di farla, nel pieno rispetto dell’ecosistema e della natura.

Se si opta per la raccolta in proprio, la prima cosa da sapere è che la raccolta di erbe spontanee di campagna è disciplinata da regole ben precise e per effettuarla, a meno che non venga fatta sul proprio terreno, è necessario un patentino del raccoglitore. È inoltre importante informarsi sulle regole e sulle norme di buona raccolta delle varie regioni ed aree geografiche, in quanto molte province hanno leggi e decreti specifici che tutelano non soltanto l’ambiente, ma anche il mestiere del raccoglitore, autorizzato alla raccolta, lavorazione e vendita di piante selvatiche e mangerecce, in particolare delle piante officinali.

L’esistenza di queste normative non deve scoraggiare dalla raccolta o attenuare l’interesse verso queste straordinarie erbe, che nascondono proprietà importanti e possono essere utilizzate in cucina per la preparazione di moltissimi piatti. In caso non ci si voglia cimentare di persona nella raccolta, è possibile cercare in erboristeria piante ed erbe spontanee e selvatiche, con la certezza di stare acquistando un prodotto genuino, dalle proprietà importanti, raccolto in zone protette e certificate. Su Terza Luna ci premuriamo di offrire una vasta selezione di piante ed erbe spontanee italiane e provenienti da tutto il mondo, per garantire la migliore qualità del prodotto.

In caso invece si voglia procedere con la raccolta in proprio delle erbe, sarebbe preferibile effettuarla nelle aree dedicate, zone protette, parchi, dove si ha la garanzia di raccogliere un prodotto biologico che non è stato intaccato o danneggiato da inquinamento, terreno impoverito di nutrienti o contaminazione di pesticidi e fertilizzanti di altre coltivazioni. In Italia è possibile richiedere l’autorizzazione a enti parco, enti regionali e forestale per effettuare la raccolta delle erbe commestibili in determinate zone protette per un determinato periodo di tempo. È invece consigliato evitare la raccolta di erbe spontanee mangerecce in zone urbanizzate o industrializzate ed inquinate, ai bordi delle strade o nei pressi di altre coltivazioni di cui non si conoscono i metodi agricoli.

Quando è preferibile raccogliere le erbe spontanee? Anche in questo caso è importante seguire la stagionalità e conoscere il tempo balsamico delle diverse specie, ovvero il periodo, nel ciclo vitale della pianta, in cui questa presenta il contenuto ottimale di principi attivi.

Per le piante che crescono in Italia i principali periodi di raccolta sono la primavera e l’autunno, i periodi dell’anno in cui grazie alle numerose piogge le piante spontanee sono più rigogliose. Ciò nonostante, ci sono piante spontanee commestibili che possono, ed anzi, devono essere raccolte in altri momenti dell’anno, come ad esempio le cortecce che vengono raccolte in inverno: questo è legato appunto al tempo balsamico, che varia da pianta a pianta ed in base a fattori quali la latitudine ed il clima.

Generalmente, sebbene non si tratti di una regola assoluta, si può distinguere il tempo balsamico delle diverse parti della pianta, delineando un periodo di raccolta ideale delle stesse:

  • Radici: Inverno
  • Fiori: Estate
  • Cortecce: Inverno
  • Foglie: Primavera

I fiori generalmente dovrebbero essere raccolti in estate, in quanto la pianta avrà raccolto tutti i suoi nutrienti che si troveranno proprio in questa parte della pianta, che d’estate espleta la sua funzione riproduttiva. Il periodo balsamico delle cortecce e delle radici è invece l’inverno, sebbene è buona norma non raccogliere mai le radici, in quanto estrapolandole dal terreno si va ad intaccare l’ecosistema naturale, prevenendo la ricrescita di quella pianta.

Le erbe spontanee andrebbero raccolte al mattino presto, quando sono ancora bagnate dalla rugiada della notte ed hanno una maggiore vitalità, in quanto il sole va ad indebolire foglie e fiori, disidratandoli e ‘stancandoli’. È possibile anche guardare ai cicli lunari per raccogliere le erbe alimurgiche nel loro momento migliore: bisognerebbe raccogliere le parti di pianta che vanno verso l’alto in fase di luna crescente, e parti che vanno verso il basto, dunque fusti e radici, in fase di luna calante.

 

Elenco delle Erbe Spontanee Commestibili da Raccogliere o Acquistare

Dopo aver capito i metodi le pratiche da seguire per riconoscere le piante spontanee e perché acquistarle o raccogliere (magari dopo aver seguito un corso di identificazione delle erbe spontanee!) scopriamo quali sono le erbe selvatiche commestibili più note e diffuse, ma anche quelle più rare e ricche di proprietà, e come utilizzarle in erboristeria o in cucina.

tarassaco selvatico

Tarassaco

Il tarassaco, Taraxacum officinale, è conosciuto anche come dente di leone o soffione, ed è una delle piante spontanee più comuni e più facilmente riconoscibili, in quanto cresce nei luoghi erbosi di tutta Italia, nei prati, ai bordi delle strade, sui bordi di fiumi e ruscelli ed in zone con un clima umido. Appartiene alla famiglia delle Asteracee e fiorisce all’inizio della primavera: sono proprio i fiori la sua parte più riconoscibile, dei capolini di colore giallo che si chiudono alla notte e si riaprono con il sole, a cui segue il “soffione”, un globo bianco dall’aspetto piumoso. Del tarassaco si possono utilizzare sia le foglie, dal sapore amaro e ricche di ferro, che i fiori, che in alcune zone d’Italia vengono conservati sott’aceto, come i capperi, ma possono essere impiegati anche per preparare confetture. Le foglie di tarassaco sono invece perfette per arricchire delle insalate, ma possono essere consumate cotte nelle minestre, con la pasta o nelle torte salate.

Il tarassaco offre numerosi benefici: non solo è una fonte di fibre e minerali, ma è ottimo per migliorare la diuresi e disintossicare il fegato grazie alle proprietà depurative, colagoghe e coleretiche.

malva selvatica

Malva

La malva, Malva sylvestris, è una delle erbe spontanee più conosciute e più facilmente riconoscibili. Appartiene alla famiglia delle malvacee, e cresce spontanea in pianura ed in collina, nei campi incolti e sui bordi delle strade nelle regioni a clima temperato. Il periodo di raccolta è la primavera, quando è possibile raccoglierne i fiori di colore lilla e violaceo. La malva è tra le erbe selvatiche edibili più raccolte, per via delle straordinarie proprietà terapeutiche per le vie respiratorie e le mucose del corpo, dovute alla presenza di mucillagini che esercitano un’azione protettiva di pelle e mucose. La malva ha infatti proprietà emollienti ed antiflogistiche ed è efficace per lenire le infiammazioni dei bronchi e del cavo orofaringeo, nonché per contrastare tosse secca e grassa.

Della malva è possibile raccogliere le foglie, che possono essere cotte ed aggiunte a minestre, zuppe, frittate e risotti oppure mangiate crude in insalata, ed i fiori, che possono essere utilizzati per preparare un decotto da utilizzare in caso di tosse, mal di gola e bronchi infiammati, ma anche per decorare i piatti più disparati, aggiunti all’impasto di pasta, gnocchi e biscotti.

amaranto raccolta spontanea

Amaranto

L’amaranto, Amaranthus retroflexus L., è un’erba spontanea spesso considerata un infestante dei campi e degli orti, come il tarassaco e la portulaca, e cresce in campi e prati incolti e tra i ruderi, in terreni dalla ricca componente minerale. In realtà si tratta di un’erba dalle importanti proprietà benefiche, e dai molteplici usi gastronomici. Il nome dell’amaranto deriva dal greco, e significa “che non appassisce”, in quanto i suoi fiori dal caratteristico colore rosso e dalla forma di una spiga, che lo rendono facilmente riconoscibile per la raccolta, mantengono il colore a lungo anche dopo l’essiccazione. La pianta dell’amaranto è un cespuglio che può raggiungere altezze anche di 2 metri in terreni molto fertili, ma generalmente non supera gli 80-100 cm. Dell’amaranto si utilizzano i semi, ai quali vengono attribuite straordinarie proprietà benefiche, ma anche le foglie, che possono essere mangiate cotte come gli spinaci o la bieta: si tratta di una delle poche piante completamente eduli. Le foglie vanno raccolte da giugno fino all’inverno, mentre i semi maturano tra agosto ed ottobre, e possono essere raccolti quando sono semplici da separare. I semi dell’amaranto vengono utilizzati come cereali, dunque nelle zuppe, minestre, ma anche per farne una farina, o come quinoa per creare polpette e sformati. Possono essere soffiati, oppure messi in acqua per crearne una gelatina. I semi sono ricchi di proteine, ferro e fibre, ed un’ottima fonte nutritiva priva di glutine, che lo rende adatto anche per chi soffre di intolleranze.

ortica raccolta spontanea

Ortica

L’ortica, Urtica dioica, è una delle piante spontanee più diffuse sul territorio italiano. Molti potrebbero essere scoraggiati nella sua raccolta, temendone il principio urticante che irrita la pelle nel toccarla. In realtà l’ortica è una pianta spontanea dalle molteplici proprietà: non solo funge da antiparassitario e concime naturale, e può dunque essere piantata negli orti a beneficio delle altre piante, ma nasce spontaneamente in zone fertili ed è indice di un buon ecosistema per altre piante che le crescono attorno. L’ortica è una delle erbe spontanee mangerecce più utilizzate in cucina, indicata grazie al suo gusto delicato per la preparazione di risotti, frittate, ma anche pasta e gnocchi. È molto importante cuocere le foglie di ortica prima di utilizzarle, in modo da eliminare il principio urticante che si trova nei sottili peli che le rivestono. L’ortica è una pianta perenne, e può essere raccolta in primavera, quando raggiunge il tempo balsamico e le foglie sono più tenere. Oltre agli usi gastronomici, l’ortica ha anche numerose proprietà benefiche: è una pianta depurativa del fegato e dei reni, ed è fortemente alcalinizzante.

borragine spontanea

Borragine

La borragine, Borago officinalis, è una pianta appartenente alla famiglia delle Boraginaceae che cresce spontanea in molte zone d’Italia. È facilmente riconoscibile grazie ai fiori di un caratteristico colore blu, che crescono a campanula che volge verso il basso. La borragine ha molte proprietà benefiche, è un ottimo febbrifugo, ha proprietà antinfiammatorie ed è un riequilibrante del sistema ormonale femminile, utile in caso di ciclo irregolare, cisti ovariche e dolori mestruali. La borragine è inoltre un ottimo ingrediente in cucina, particolarmente apprezzato nelle insalate o nelle frittate e torte salate.

cardo mariano pianta spontanea

Cardo Mariano

Il cardo mariano, Carduus marianus, è una pianta selvatica che cresce in tutta l’area mediterranea, molto semplice da riconoscere grazie al fiore di colore fucsia acceso e alle foglie verde intenso maculate di bianco. Se ne utilizzano i semi, ai quali si attribuiscono numerose proprietà benefiche per il fegato grazie alla silimarina, una sostanza estratta dagli acheni nota per le proprietà depurative e protettive sull’organo. Il cardo mariano è funzionale anche per l’astenia, inappetenza e meteorismo. Se ne può preparare un infuso, lasciando i semi in ebollizione per 15 minuti, e successivamente a fuoco spento per altri 10 minuti.

corteccia rovere

Rovere

Il rovere è un tipo di quercia presente in Europa. Da tempo immemore ne viene raccolta la corteccia, di colore grigiastro e dalla texture liscia e fessurata, la quale presenta una composizione molto tannica dalle proprietà antibatteriche. Oltre alla presenza di tannini, la corteccia di rovere presenta anche catechine e proantocianidine oligomeriche: può essere utilizzata per preparare un infuso, versandone un cucchiaino in acqua e facendo bollire per 10 minuti. In passato l’infuso di rovere veniva utilizzato per infiammazioni del cavo orale ed intestinale, ma oggi questa corteccia viene impiegata soprattutto per le affumicature, in cucina e nel campo della mixology.

Prova la Corteccia di Rovere Terza Luna

Frangola

La corteccia della frangola, Rhamnus frangula, è un elemento molto noto in erboristeria grazie alle sue proprietà lassative che permettono di contrastare la stitichezza e stimolare la motilità intestinale e la peristalsi. Queste proprietà sono conferite dal principio attivo, la frangulina, e dai glicosidi antrachinonici, che nell’intestino crasso vengono attivati. Noi di Terza Luna l’abbiamo inserita nella tisana lassativa, assieme a malva e senna. La corteccia della frangola ha un colore grigio-violaceo, con diverse lenticelle di colore bianco. L’albero cresce in terreni sabbiosi ed umidi, nei boschi o in montagna in Europa, Asia e Nord Africa.

Prova la Corteccia di Frangola Terza Luna

pepe del madagascar

Pepe Selvatico del Madagascar o Voatsiperifery

Il pepe del Madagascar, noto anche come pepe Voastiperifery è un pepe che cresce spontaneo nelle foreste, ed è impossibile da coltivare. La pianta si arrampica attraverso le sue liane agli alberi circostanti, e questo lo rende molto difficile da raccogliere: anche per il commercio le bacche vengono raccolte a mano, a più di 15 metri di altezza. Questo rende il pepe del Madagascar uno dei pepi più rari e pregiati, nonché costosi. Viene impiegato in cucina per le sue straordinarie proprietà aromatiche, per accompagnare carni alla brace, pesce, verdure ed ortaggi in particolare grigliati. La componente speziata non è eccessivamente piccante ed invasiva, ma riporta ad un ricordo di foresta bagnata, tabacco e foglie in autunno. Lo si può utilizzare per preparare degli oli aromatici, ma anche sfruttarlo per le proprietà digestive e di stimolazione del metabolismo.

Prova il Pepe del Madagascar Terza Luna

betulla pianta spontanea

Betulla

Le foglie della betulla sono un ingrediente molto utilizzato in fitoterapia. Sono facilmente riconoscibili grazie alla forma triangolare-rombica, al colore verde scuro e ai margini dentati. L’albero di betulla è tipico dei paesi del Nord Europa, in quanto cresce in climi piuttosto freddi e si adatta facilmente a condizioni di siccità: ha un tronco snello e può raggiungere altezze molto importanti. Le foglie di betulla hanno proprietà diuretiche, depurative e drenanti. Oltre alle foglie di betulla per la tisana, su Terza Luna puoi trovare la betulla all’interno della tisana drenante, in quanto la presenza di flavonoidi, tannini, vitamina C, acido betulinico e clorogenico ne fanno il drenante per eccellenza. Viene impiegata, proprio grazie all’azione diuretica e drenante, per contrastare cistite e cellulite e per eliminare le tossine dal corpo.

Prova la Betulla Formato Tisana

equiseto pianta spontanea

Equiseto

L’equiseto, Equisetum arvense L., noto anche come coda cavallina, per via della conformazione dei fusti che costituiscono la parte principale della pianta, è una importante pianta officinale spontanea, ritenuto una delle piante più antiche del mondo. Si tratta di una pianta spontanea che cresce ovunque, in particolare in zone con alta umidità, ma è in grado di adattarsi a diversi climi, caratteristica delle piante più longeve, che le ha permesso di sopravvivere per milioni di anni senza estinguersi. Dell’equiseto possono essere raccolti fusti e foglie, che in erboristeria vengono impiegati nella preparazione di infusi e tisane, per sfruttare le proprietà diuretiche e remineralizzanti della pianta, importanti per ossa, denti e capelli, e per l’azione dilavante delle urine, utile dunque nell’alleviare le infezioni del tratto urinario. Su Terza Luna abbiamo inserito l’equiseto all’interno della nostra tisana drenante, assieme ad uva ursina e betulla.

Prova l'Equiseto Terza Luna

biancospino pianta spontanea

Biancospino

Il biancospino è un’erba spontanea che può essere raccolta in autunno, a cui sono attribuite importanti proprietà fitoterapiche, maggiori nel biancospino di raccolta spontanea, che non è soggetto all’indebolimento di fertilizzanti e pesticidi. Il biancospino è una delle principali piante rilassanti ed antistress: in particolare si tratta di un sedativo e miorilassante, ovvero un rilassante dei muscoli, ed è utile per chi soffre di scompensi cardiaci in quanto regola la pressione arteriosa. Su Terza Luna puoi trovare del biancospino in fiori e foglie di raccolta spontanea da utilizzare in infuso, oppure all’interno della tisana rilassante, assieme a lavanda e melissa.

Prova il Biancospino di Raccolta Spontanea

artemisia spontanea

Artemisia

L’artemisia, detta anche erba del brigante o assenzio selvatico (in quanto molto simile all’assenzio), è una pianta di raccolta spontanea appartenente alla famiglia delle Asteraceae e caratterizzata da un forte principio amaro. Si tratta di una pianta che cresce in particolare nelle zone Mediterranee, ed è riconoscibile dalla forma particolare delle foglie pennopartite. L’artemisia è una pianta molto utilizzata in erboristeria, e da essa si ricavano oli essenziali con proprietà medicamentose antisettiche ed antispasmodiche, ma se ne possono utilizzare le foglie, raccolte dalle piante selvatiche, anche in cucina. Le foglie di artemisia possono infatti essere consumate cotte o crude, e favoriscono la digestione, per questo vengono spesso accostate come contorno a piatti particolarmente grassi. È inoltre possibile preparare un infuso di artemisia, o utilizzarla nella distillazione di liquori come l’assenzio. L’artemisia è una pianta molto femminile, ed è utile nei processi di regolazione del ciclo mestruale, sia in caso di cicli ravvicinati che diradati o assenti.

Proval'Artemisia Terza Luna

assenzio

Assenzio

L’assenzio, nome botanico Artemisia absintium, è una pianta perenne molto simile all’artemisia, della quale ne è una specie. Viene raccolto nei mesi di agosto e settembre, se ne raccolgono le foglie con il fusto, e spesso viene fatto essiccare per crearne degli infusi o per l’uso nella mixology. Il tratto più distintivo dell’assenzio è il suo principio amaro, che lo rende un ingrediente molto apprezzato per la creazione di distillati e liquori. Tra le sue proprietà ricordiamo la capacità di indurre il ciclo mestruale; è inoltre un ottimo febbrifugo, facilita la digestione e svolge un’azione antinfiammatoria sull’organismo.

Prova l'Assenzio Terza Luna

fiordaliso spontaneo

Fiordaliso

Il fiordaliso, Fiordaliso cyanus, è un fiore di colore viola-blu molto utilizzato in fitoterapia per il trattamento di gonfiori e di stanchezza: è inoltre particolarmente efficace per alleviare irritazioni agli occhi, congiuntivite ed altri disturbi oculari. Il fiordaliso è un fiore campo che nasce spontaneamente e può essere raccolto in molti prati e zone rurali, sebbene al giorno d’oggi sia sempre più raro in quanto molto sensibile a pesticidi e diserbanti. Veniva considerato una pianta infestante dei campi di grano, ma in realtà si tratta di una pianta spontanea preziosa, che oltre a rappresentare un fiore edulo adatto a decorare piatti e cocktail, possiede numerose proprietà decongesionanti, lenitive e cosmetiche.

Prova i Petali di Fiordaliso Terza Luna

elicriso spontaneo

Elicriso

L’elicriso, Helichrysum italicum è una pianta spontanea che cresce in tutta l’area del Mediterraneo. Si tratta di una pianta aromatica dalle importanti proprietà officinali. Il fiore di elicriso ha un colore giallo brillante, ed il suo nome deriva proprio dalle parole sole ed oro, dovuto al colore e alla forma a raggiera delle infiorescenze. L’elicriso è un fiore molto importante nella medicina tradizionale grazie alle sue proprietà: viene utilizzato per la cura della pelle, ma anche per i suoi effetti benefici sull’apparato digestivo e sulle vie respiratorie. In cucina viene utilizzato il fiore, che va raccolto tra maggio e settembre, per preparare un infuso benefico per le sue proprietà decongesionanti, antistaminiche ed antinfiammatorie. Su Terza Luna trovi l’elicriso in fiori essiccati, o nella tisana antistaminica. Grazie al suo aroma intenso, simile alla liquirizia, può essere usato anche per profumare ambienti e mobili.

Prova l'Elicriso Terza Luna

assafetida resina

Assafetida

L’assafetida, o assa fetida, è una resina di origine indiana, un prodotto molto particolare alla base della composizione dei curry. Si tratta di un prodotto molto raro e prezioso: su Terza Luna trovi l’assafetida in grani di resina, da sbriciolare ed utilizzare per arricchire zuppe e stufati. Il nome di questa spezia deriva dall’odore pungente e fastidioso che emana, e che viene modulato durante la cottura. L’assafetida è una spezia molto apprezzata dagli intenditori di spezie mediorientali, e può essere un prodotto molto raro da trovare puro, in quanto spesso viene mescolato ad altre spezie, come il fieno greco, per favorirne la lunga conservazione. Su Terza Luna invece trovi i grani interi di resina, da frantumare prima dell’utilizzo, per aggiungere alle preparazioni un gusto sapido e pungente.

Prova l'Assafetida Terza Luna

portulaca selvatica

Portulaca

La portulaca è una pianta che cresce ovunque in Italia, ed è un infestante degli orti e dei campi. È detta anche procellana o porcacchia, e ne esistono diverse varianti. Può essere raccolta per utilizzarne le foglie, che sono molto carnose e si prestano ad essere aggiunte ad insalate e contorni di verdure. In antichità si pensava che questa pianta tenesse lontani gli spiriti maligni, ed il suo uso culinario risale alla corte di Luigi XIV. Le foglie di portulaca oltre che crude possono essere aggiunte alle minestre o alle frittate: in Toscana è uno degli ingredienti della panzanella, e spesso la si ritrova nell’insalata misticanza.

 

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Terza Luna Scritto da Terza Luna